BLOG - UNA NUTRIZIONISTA PER AMICA

Vai ai contenuti

Menu principale:

IL LIPEDEMA

Pubblicato da in NUTRIZIONE & SALUTE ·
ll lipedema è una patologia cronica che si manifesta principalmente nelle donne, colpisce il pannicolo adiposo sottocutaneo ed insorge durante i periodi di cambiamenti ormonali (pubertà, gravidanza, menopausa) per questo si ritiene sia una patologia estrogeno-mediata [1][8].

È caratterizzato da un eccesso di tessuto adiposo bilaterale simmetrico (ancora da chiarire se si tratti di iperplasia-aumento del numero di cellule adipose- o ipertrofia-cellule adipose più grandi-), , principalmente nella regione dell'anca, nella parte superiore e inferiore delle gambe ed è combinato con una tendenza al gonfiore delle gambe che peggiora con la posizione eretta.

Il lipedema viene spesso diagnosticato erroneamente come linfedema bilaterale degli arti inferiori o come semplice obesità.

Cause: L'eziologia del lipedema e di altri tipi di ingrossamento del tessuto adiposo è ancora sconosciuta sebbene si sospetti una causa genetica (molti pazienti hanno un congiunto di primo grado colpito dalla stessa patologia). Altre possibili cause di lipedema includono coinvolgimento metabolico, infiammatorio o ormonale [12].

La diagnosi viene generalmente effettuata su basi cliniche dopo l'esclusione delle diagnosi concorrenti. Attualmente, il modo migliore per diagnosticare il lipedema è l’esame da parte di un medico qualificato. Alcuni medici potrebbero avere familiarità con la distinzione tra lipedema, linfedema ed obesità. Alla palpazione del grasso, l'operatore sanitario può sentire piccoli “ciottoli” o noduli simili a piselli. Con l'avanzare della malattia, i noduli possono aumentare di dimensioni e numero e possono formare filamenti di noduli [8].

A volte il lipedema viene smascherato solo dopo il successo della chirurgia bariatrica per l'obesità, quando, dopo una marcata perdita di peso, si manifesta un modello anormalo persistente di distribuzione del grasso, tipico del lipedema [13][15].
Trattamento. Anche se il lipedema è stato formalmente identificato per la prima volta negli Stati Uniti presso la Mayo Clinic nel 1940 [2], la maggior parte dei medici non ha familiarità con il disturbo e non esiste ancora una cura specifica. La diagnosi precoce ed il trattamento possono ridurre significativamente la debilitazione del paziente.

Esistono diversi trattamenti volti ad alleviare la sintomatologia patologica [8].

-Gestione conservativa: Gli approcci conservativi puntano a dare al paziente sollievo dai sintomi quindi non hanno come obiettivo il miglioramento estetico del corpo. L'inizio, l'entità e la durata del trattamento devono essere concordati con il paziente, in considerazione del grado individuale di sofferenza causato dalla malattia.

Le componenti classiche della gestione conservativa sono le seguenti:
● drenaggio linfatico manuale, regolarmente quando necessario;
● terapia compressiva appropriata con indumenti compressivi a maglia piatta (classi di compressione II – III). Sebbene non esista un trattamento efficace comprovato per il lipedema, il gonfiore può essere in qualche modo gestito con indumenti compressivi, determinati prodotti e trattamenti, drenaggio linfatico manuale e / o terapia decongestionante completa. Gli indumenti compressivi e altri prodotti possono aiutare ulteriormente a ridurre il gonfiore e diminuire il ritorno di liquidi. Sfortunatamente, questi indumenti potrebbero non essere ben tollerati da tutti i pazienti se il paziente avverte dolore [1].
● fisioterapia e terapia fisica
● terapia psicosociale
● consulenza dietetica, gestione del peso ed educazione del paziente all'autogestione. I cambiamenti di peso e dieta attraverso l'alimentazione e l'esercizio fisico possono essere utili per ridurre il grasso non lipedemico e ridurre l'infiammazione. Questo approccio può impedire che la parte inferiore del corpo si ingrandisca tanto quanto lo sarebbe se il paziente diventasse obeso. Tuttavia, anche con una dieta rigorosa e regimi di esercizio fisico, la malattia può progredire e potrebbero essere necessari ulteriori trattamenti [5][8].

-Chirurgia. Se i sintomi persistono e compromettono la qualità di vita del paziente nonostante un'appropriata gestione conservativa, deve essere valutata la potenziale indicazione per la liposuzione [17]. Gli autori precisano che, tuttavia, il beneficio terapeutico della chirurgia nel lipedema, non è stato ancora valutato in nessuno studio randomizzato e controllato.

CONSIGLI NUTRIZIONALI

Come detto, alcuni studi suggerirebbero una relazione tra obesità, infiammazione cronica e disturbi linfatici [12] e che l'infiammazione e i fattori ormonali possano avere un ruolo molto più importante in quelle pazienti con lipedema che presentano anche un aumento del grasso addominale.

Uno studio tedesco del 2018, riporta che rispetto alla popolazione generale con una percentuale di obesità intorno al 20%, i pazienti con malattie linfatiche sono molto più spesso in sovrappeso o obesi [12]. La percentuale reale di pazienti con lipedema adiposo sarebbe probabilmente ben oltre il 50% [14] [16]. Il linfedema secondario, che spesso si sviluppa nel decorso clinico, sarebbe quindi il risultato dell'obesità, non del lipedema.

A causa delle masse adipose aggiuntive sulle cosce, il peso elevato, l'andatura e la mobilità, il paziente incontrerebbe una maggiore difficoltà a muoversi, innescando un circolo vizioso che porterebbe ad un ulteriore aumento di peso.
In letteratura viene preso in considerazione come approccio nutrizionale, un prolungamento del periodo di digiuno notturno o l'introduzione di giorni di digiuno individuali (digiuno intermittente o periodico). Il digiuno intermittente, non solo sembra influenzare favorevolmente il peso e la sensibilità all'insulina, ma sembra anche avere effetti antinfiammatori [6][7]. Questo ed una significativa riduzione dell'apporto calorico possono portare ad abbassamenti significativi dei livelli di glucosio nel sangue e possono migliorare pressione sanguigna e pannello lipidico [9] [17].

Un altro approccio nutrizionale è la dieta chetogenica. Ma quale “dieta chetogenica”?

In contrasto con la dieta chetogenica estremamente ricca di grassi in malattie come epilessia o tumori, in cui una perdita di peso è indesiderabile, un deficit calorico può essere indotto negli individui in sovrappeso da un apporto di grassi da basso a moderato, poiché la formazione di chetoni avviene tramite lipolisi. In questo contesto, occorre prestare attenzione alla qualità dei grassi alimentari: auspicabile è la quota più alta possibile di acidi grassi omega-3 antinfiammatori di origine vegetale e marina e la quota più bassa possibile di acidi grassi omega-6 pro-infiammatori [8].

Un apporto proteico qualitativamente e quantitativamente adeguato, necessario per la protezione della massa magra [10], può anche essere modificato anche per quanto riguarda le proprietà pro o antinfiammatorie: pesce, soprattutto ricco di grassi, freddo pesci d'acqua come aringhe, sgombri e salmone selvatico sono consigliati per il loro contenuto di acidi grassi omega-3. La carne di bestiame allevato al pascolo (agnello, bovino) o selvaggina contiene più acidi grassi omega-3 e significativamente meno acido arachidonico rispetto a maiale e tacchino o carne di animali di allevamento industriale di massa.

Nonostante non contengano carboidrati utilizzabili, anche i dolcificanti dovrebbero essere evitati o consumati solo in piccole quantità, poiché possono aumentare la secrezione di insulina.

Inoltre, per alcuni di essi, è ancora in discussione un possibile ruolo deleterio sulla flora intestinale. La flora batterica che risiede nel nostro intestino ha un effetto benefico sul sistema immunitario riducendo i livelli di infiammazione. Inoltre, poiché il 70% del sistema linfatico del corpo si trova nell'intestino, è fondamentale trovare il piano nutrizionale o la "dieta" che funzioni per ridurre l'infiammazione.

Attenzione comunque ad affidarsi ad un professionista competente per impostare il piano nutrizionale ed i consigli dietetici adeguati e per essere seguiti attentamente nel lungo termine.

L'esercizio fisico è spesso consigliato per stimolare il drenaggio linfatico attivando le pompe muscolari del polpaccio e del piede. Allo stesso modo, la respirazione profonda può stimolare il diaframma. Attenzione però: l'esercizio fisico intenso può esacerbare l'infiammazione e potrebbe dunque non essere l’ideale. Spesso è molto meglio camminare, fare pilates, andare in bicicletta, yoga o esercizi in acqua [3].

L'aumento dell'attività fisica, in particolare l'allenamento di resistenza nel range aerobico, favorisce la combustione dei grassi e serve principalmente ad aumentare la sensibilità all'insulina delle cellule muscolari [3].
In caso di grave obesità, le varie forme di esercizi in acqua (Aqua Cycling, Aqua Jogging ecc.) Sono particolarmente indicate per evitare eccessivi sforzi alle articolazioni.

NON ARRENDERTI! se i miglioramenti della tua nuova dieta non sono immediatamente evidenti. Potrebbero essere necessari VARI MESI di dieta controllata ed esercizio fisico costante prima di iniziare a sentirne gli effetti [11].


BIBLIOGRAFIA

[1] About Lipedema — Lipedema Foundation
[2] Allen, E.V. E., and Hines, E. A., Jr. (1940): A syndrome characterized by fat legs and orthostatic edema. Proc Staff Meet Mayo Clinic 15, 184-187
[3] Church TS, Blair SN, Cocreham S, Johannsen N, Johnson W, Kramer K, Mikus CR, Myers V, Nauta M, Rodarte RQ, Sparks L, Thompson A, Earnest CP. Effects of aerobic and resistance training on hemoglobin A1c levels in patients with type 2 diabetes: a randomized controlled trial. JAMA 2010; 304: 2253–2262
[4] Feinman RD, Pogozelski WK, Astrup A et al. Dietary carbohydrate restriction as the first approach in diabetes management: Critical review and evidence base. Nutrition 2015; 31: 1–13. DOI: https://doi.org/10.1016/j.nut.2014.06.011

[5] Földi E, Földi M: Lipedema. In: Földi E, Földi M (eds.): Foldi’s textbook of lymphology 2nd edition. Munich, Germany: Elsevier 2006; p. 417–27.
[6] Harvie M, Wright C , Pegington M et al. The effect of intermittent energy and carbohydrate restriction vs. daily energy restriction on weight loss and metabolic disease risk markers in overweight women. British Journal of Nutrition 2013; 110: 1534–1547. doi:10.1017/S0007114513000792
[7] Klempel MC et al. Intermittent fasting combined with calorie restriction is effective for weight lossand cardio-protection in obese women. Nutr J 2012; 11: 98. Doi:10.1186/1475–2891–11–98
[8] Kruppa, P; Georgiou, I; Biermann, N; Prantl, L; Klein-Weigel, P; Ghods, MLipedema—Pathogenesis, Diagnosis, and Treatment Options Dtsch Arztebl Int 2020; 117: 396-403. DOI: 10.3238/arztebl.2020.0396
[9] Lim EL, Hollingsworth KG et al. Reversal of type 2 diabetes: normalisation of beta cell function in association with decreased pancreas and liver triacylglycerol. Diabetologia 2011; 54: 2506–2514
[10] Markova M, Pivovarova O, Hornemann S et al. Isocaloric diets high in animal or plant protein reduce liver fat and inflammation in individuals with type 2 diabetes. Gastroenterology 2017; 152(3): 571–585. doi: 10.1053/j.gastro.2016.10.007
[11] Nutrition — Fat Disorders Resource Society

[12] Obesity and Chronic Inflammation in Phlebological and Lymphatic Diseases.
[13] Pouwels S, Huisman S, Smelt HJM, Said M, Smulders JF: Lipoedema in patients after bariatric surgery: report of two cases and review of literature. Clin Obes 2018; 8: 147–50.
[14] Rapprich S, Loehnert M, Hagedorn M. Therapy of lipoedema syndrome by liposuction under tumescent local anaesthesia. Ann Dermatol Venereol 2002; 129: 1S711.
[15] Schiltz D, Anker A, Ortner C, et al.: Multiple symmetric lipomatosis: new classification system based on the largest german patient cohort. Plast Reconstr Surg Glob Open 2018; 6: e1722
[16] Schmeller W, Hüppe M, Meier-Vollrath I. Langzeitveränderungen nach Liposuktion bei Lipödem. LymphForsch 14 (2) 2010L: 17– 28.).
[17 ]Steven S, Taylor R. Restoring hyperglycaemia by very low calorie diet in long and short duration type 2 diabetes. Diabet Med 2015; 32(9): 1149–1155)


PARLIAMO DEL SALE

Pubblicato da in A TAVOLA ·
Il sale è un minerale essenziale, elemento importante per molte funzioni vitali del nostro organismo.

In particolare svolge un’azione molto importante nella trasmissione degli impulsi nervosi, ma regola anche la pressione e lo scambio di liquidi nel corpo. Quello marino previene anche la stitichezza, grazie al suo effetto lassativo.

PERCHÈ IL SALE RAPPRESENTA UN PROBLEMA

Senza rendercene conto, ne abusiamo. Poichè è proprio l’uso eccessivo a creare complicazioni, l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) consiglia al massimo 6 grammi di sale al giorno.

I dati italiani invece rivelano che la media di consumo è intorno ai 12-15 grammi, in considerazione anche del fatto che svariati alimenti nascondono dosi di sale che noi ignoriamo.

QUALI SONO GLI EFFETTI DI UN CONSUMO ECCESSIVO

É responsabile di patologie cardiovascolari e ipertensione, per questo è importante ridurne la quantità e imparare a leggere le etichette dei prodotti confezionati (per questo vi consiglio di seguire la mia rubrica settimanale #leggiamoleinsieme).

COME RIDURNE IL CONSUMO

Impariamo ad utilizzare la giusta quantità di sale, solo quando necessario, e ad apprezzare i cibi condendoli con le spezie e le erbe aromatiche: le nostre papille gustative hanno bisogno di circa 14 giorni per abituarsi ai nuovi sapori!

GLI ALTRI USI DEL SALE

Il sale può essere impiegato anche per altri scopi, dando enormi benefici.

Se utilizzato per fare gargarismi, dopo essere stato sciolto nell’acqua tiepida, è un ottimo antinfiammatorio gengivale e un antisettico orale, in grado di combattere l’alito cattivo e il mal di gola.

E’ utile anche per disinfettare ferite interne alla bocca. Aiuta a liberare le vie respiratorie facendo dei semplici suffumigi. Viene anche utilizzato come antidolorifico semplicemente utilizzandolo caldo all’interno di un sacchetto di tela da appoggiare sulla zona dolorante, per reumatismi, distorsioni o contratture. Inoltre sono note le sue proprietà antistress, è sufficiente farsi un bel bagno con una tazzina di sale sciolta in acqua.

TANTI TIPI DI SALE

Il sale che si trova in commercio può essere di origine marina (sale marino), prodotto dall’evaporazione delle acque oppure terrestre (salgemma), ricavato dai giacimenti e a seconda della composizione dell’acqua o del terreno cambia il contenuto dei sali minerali.

Il sale marino può essere integrale e perciò più ricco di minerali diversi dal sodio come lo iodio, il rame, lo zinco o il bromo. Quello raffinato viene evidentemente impoverito dai processi di lavorazione a cui viene sottoposto e ridotto a cloruro di sodio per il 95 % circa.

Il sale iodato invece è comune sale da cucina, marino o salgemma, a cui viene aggiunto artificialmente dello iodio rispettando lo standard a seconda degli studi fatti sulle popolazioni. In Italia per ogni Kg di sale iodato ci sono 30 mg di iodio.

Fatta la premessa che con il sale non bisogna mai esagerare, ci si può stupire per le varietà straordinarie presenti nel mondo: facciamo insieme questo viaggio e vediamone qualcuno!

SALE DI MALDON inglese, si presenta in fiocchi piramidali e ha origine nel villaggio nell’Essex da cui prende il nome. Molto amato dagli chef per la sua conformazione in fiocchi che lo rende molto scenografico. Perfetto con gli arrosti e la carne alla griglia a cui da un sapore speziato, c’è anche la versione affumicata che è pregiatissima.

SALE DI CIPRO, viene estratto dai laghi marini dell’isola e arricchito con carbone attivo ottenuto dalla combustione delle cortecce di legno dolce come betulla o tiglio. Indicato nelle diete povere di sodio per il suo minor contenuto di sodio appunto ed è ottimo con le zuppe e con il pesce.

SALE ROSA DELL'HIMALAYA, ha un altissimo contenuto di minerali naturali che lo rendono il più completo e ricco al mondo. Non è trattato chimicamente, è completamente assimilabile dall’intestino e grazie alla quantità di sodio molto bassa non crea problemi a chi soffre di ritenzione idrica. Ha una forte concentrazione di ossido di ferro, ecco perché ha questo colore rosa. Non copre i sapori del cibo ed è perfetto con ogni tipo di piatto. Grazie ai suoi 84 oligominerali e alle sue proprietà curative è utilizzato anche per la cura del corpo nei centri benessere.

SALE ROSSO DELLE HAWAI, anche questo un sale non raffinato e il suo color terracotta è dato dall’argilla vulcanica contenuta nelle saline. Ha un sapore molto deciso e persistente, ottimo con gli arrosti, con il pesce oppure pestato con le erbe aromatiche.
Sale blu di Persia, una salgemma naturale che proviene dalle miniere dell’Iran e il suo colore è dato da un minerale presente nelle miniere che si chiama silvite. E’ molto raro in natura e perciò costosissimo, pensate, anche 50 euro al kilogrammo. Viene utilizzato nell’alta cucina per piatti sontuosi.

SALE GRIGIO DI BRETAGNA, un tipo di sale di alta qualità, antichissimo. Ha un sapore ricco ma non troppo salato. Ha un retrogusto di salsedine che lo rende adatto a tutti i piatti di pesce e di carne bianca. Il suo particolare colore deriva dai minerali assorbiti da una particolare argilla tipica della Bretagna.

SALE DOLCE DI CERVIA, è un sale unico al mondo, non ha un retrogusto amarognolo tipico del cloruri ma al contrario ha un sapore dolce al palato che lo rende perfetto anche in pasticceria. E’ un sale italiano molto antico, proviene dalle saline di Cervia e per le sue proprietà benefiche viene adoperato anche nel campo della cosmesi e come trattamento di bellezza.

Li avete mai provati?


PCOS - LA SINDROME DELL'OVAIO POLICISTICO

Pubblicato da in NUTRIZIONE & SALUTE ·
La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) è un insieme di sintomi, causati da uno squilibrio ormonale, che può colpire il 5-10% della popolazione femminile in età riproduttiva ed è considerato il più comune squilibro endocrino dell’età fertile [4].

La patologia è caratterizzata dall'ingrossamento delle ovaie, dalla presenza di cisti ovariche multiple e da alterazioni endocrinologiche e metaboliche (iperandrogenismo, resistenza all’insulina e conseguente iperinsulinemia).

La definizione di “cisti” è un sacco pieno di liquido. Le cisti possono verificarsi in qualsiasi parte del corpo. Le donne colpite da PCOS possono sviluppare cisti a causa del mancato rilascio delle uova nel tempo. I follicoli ovarici continuano a crescere e formano molteplici cisti. Queste possono essere descritte come un "filo di perle" in un'immagine ecografica [4].
Nonostante il nome della patologia lo riporti, non tutte le donne con PCOS presentano tuttavia cisti ovariche.

Per la diagnosi di PCOS sono necessari almeno due dei seguenti sintomi[4][5][6]:

•\tIperproduzione di ormoni maschili (androgeni), con conseguenti livelli elevati di testosterone o sintomi quali acne (talvolta grave) ed eccessiva peluria sul volto, sull'addome e/o sulla schiena
•\tDisturbi dell'ovulazione, che includono amenorrea, ciclo mestruale irregolare o infertilità
•\tOvaie ingrossate, rilevate tramite ecografia, contenenti piccoli follicoli ovarici con strutture simili a cisti (non è necessario effettuare un'ecografia in donne che presentano gli altri due sintomi elencati)

Importante: Nei primi due anni dopo il menarca (prima mestruazione), è piuttosto ricorrente che i cicli mestruali si presentino irregolari. Nelle adolescenti inoltre, l'ecografia non è in grado di individuare la presenza di cisti ovariche.
Quindi per le pazienti adolescenti sono più indicativi, ai fini della formulazione della diagnosi, il dosaggio ormonale e l'osservazione di segni e sintomi di eccesso degli ormoni maschili[6][4].

La diagnosi può essere difficoltosa ma il medico, sospettata una PCOS, potrà indicare gli esami specifici per la diagnosi (esami ormonali, glicemia, insulinemia, ecografia pelvica etc.), consigliare una terapia mirata, uno stile di vita corretto e la perdita di peso[6].

L’eziologia è ancora oggi controversa. Si può dire che l’ovaio policistico è espressione di una complessa alterazione funzionale del sistema riproduttivo data dall’aumento degli ormoni maschili (androgeni).

I sintomi della PCOS possono iniziare subito dopo la pubertà, ma possono anche svilupparsi durante la tarda adolescenza e la prima età adulta. Dato che i sintomi possono essere attribuiti ad altre cause o passare inosservati, la PCOS potrebbe non essere diagnosticata per qualche tempo [4].

I sintomi includono:

•\tirsutismo (eccesso di peluria). Le aree interessate dalla crescita eccessiva dei peli possono includere viso, braccia, schiena, petto, pollici, dita dei piedi e addome. L'irsutismo correlato alla PCOS è dovuto a cambiamenti ormonali negli androgeni.
•\talopecia androgenetica (calvizie di tipo maschile che può aggravarsi dopo la mezza età)
•\tdisturbi mestruali (mestruazioni irregolari, assenza di mestruazioni per più mesi, cicli scarsi o prolungati).
Altri possibili sintomi:
• Aumento di peso. Circa la metà delle donne con PCOS va in contro ad aumento di peso e ad un'obesità difficile da gestire.
• Acne. I cambiamenti ormonali legati agli androgeni possono portare a problemi di acne. Anche altri cambiamenti della pelle come ad esempio lo sviluppo di macchie scure della pelle sono correlati alla PCOS.
• Cambiamenti di umore. Avere PCOS può aumentare la probabilità di sbalzi d'umore, depressione e ansia.
•Dolore pelvico. Il dolore pelvico può verificarsi in concomitanza dei cicli mestruali, insieme a forti emorragie. Può però anche verificarsi lontano dal ciclo.
• Mal di testa. Gli sbalzi ormonali provocano mal di testa.
• Problemi di sonno. Le persone con PCOS spesso segnalano problemi come l'insonnia o il sonno scarso. Ci sono molti fattori che possono influenzare il sonno, ma la PCOS è stata collegata ad un disturbo del sonno chiamato apnea notturna. Con l'apnea notturna, una persona smetterà di respirare per brevi periodi di tempo durante il sonno.
• Stanchezza. Molte persone con PCOS riferiscono un aumento della fatica e una bassa energia. Problemi correlati, come uno scarso sonno, possono contribuire alla sensazione di stanchezza.

PCOS e Infertilità: La PCOS è una delle principali cause di infertilità femminile. Ovviamente, non tutte le donne con PCOS sono uguali: per alcune potrà essere necessario ricorrere all'assistenza di trattamenti per la fertilità, altre saranno in grado di concepire naturalmente. Si ricorre all'induzione dell'ovulazione se la mancanza di cicli ovulatori è sistematica ed unica causa di sterilità[4].

Dal sito del ministero della salute, per approfondire:
•\tdocumento Piano nazionale fertilità
•\tscheda Fertilità nella sezione La nostra salute
•\tpagina Sindrome dell'ovaio policistico in SaPeRiDoc

Il sito dell’ “U.S. Department of Health and Human Services” sottolinea che le donne con PCOS possono avere una maggiore predisposizione per: diabete, patologie cardiovascolari, dislipidemie (livelli alti di colesterolo nel sangue), ipertensione ed un maggiore rischio di iperplasia endometriale [5].

Non esiste una cura per questa patologia ma molti modi per diminuirne i rischi correlati e tenere sotto controllo I sintomi.
Accanto ai trattamenti farmacologici per curare vari sintomi (Ad. Es: acne, irsutismo, irregolarità dei cicli, ipertensione ecc.), l’esercizio fisico (importante per ridurre la resistenza insulinica) e la perdita di peso (utile a ridurre i livelli di insulina, di SHBG e di estrogeni), possono ripristinare l'ovulazione o favorire l’effetto dei farmaci utilizzati per l'induzione dell'ovulazione.

La perdita del 5% dell’eccesso di peso (tramite una corretta alimentazione ed esercizio fisico) può contribuire a rendere più regolari i cicli e diminuire i disagi legati alla sintomatologia [4].

È fondamentale comprendere come sani e corretti stili di vita, acquisiti sin dalla più giovane età, aiutino nella prevenzione di questa condizione clinica[4][5].

Adotta un corretto stile di vita fin da giovane!

CONSIGLI NUTRIZIONALI

La Sindrome dell’ovaio policistico è fortemente associata all'obesità addominale ed alla resistenza all'insulina. Come detto: approcci efficaci sono la nutrizione e l'esercizio fisico che migliorano il profilo endocrino, l’umore, la funzione riproduttiva ed il profilo di rischio cardio metabolico, anche a fronte di una modesta perdita di peso [1][2]. Ovviamente, per essere una strategia di successo, devono essere adattati alle esigenze ed alle preferenze dell'individuo.

Studi recenti ci consentono di formulare raccomandazioni sull'assunzione di macronutrienti [1][3]. I grassi dovrebbero essere limitati a massimo il 30% delle calorie totali con una bassa percentuale di grassi saturi (es: burro e margarine, olio di palma, carni grasse etc) [3]. L'apporto calorico dovrebbe essere distribuito tra diversi pasti al giorno con un basso apporto di snack e bevande zuccherine. L'uso di farmaci per migliorare la sensibilità all'insulina o per promuovere la perdita di peso è giustificato come misura a breve termine ed è più probabile che sia utile se usato precocemente in combinazione con dieta ed esercizio fisico[4] [5].

Referenze:

[1]Grant D Brinkworth et al.; Long-term effects of a very low-carbohydrate diet and a low-fat diet on mood and cognitive function, Arch Intern Med. 2009 Nov 9;169(20):1873-80. doi: 10.1001/archinternmed.2009.329.
[2]Cherrie Galletly et al.; Psychological benefits of a high-protein, low-carbohydrate diet in obese women with polycystic ovary syndrome--a pilot study, Appetite. 2007 Nov;49(3):590-3. doi: 10.1016/j.appet.2007.03.222.
[3] H. Farshchi et al.;  Diet and nutrition in polycystic ovary syndrome (PCOS): Pointers for nutritional management; Journal of Obstetrics and Gynaecology Volume 27, 2007 - Issue 8:762-773. doi.org/10.1080/01443610701667338
[4]www.pcosaa.org (il sito ha una sezione con infografica molto immediata e informativa)
[5] Polycystic ovary syndrome | womenshealth.gov U.S. Department of Health and Human Services
[6]Sindrome dell'ovaio policistico (salute.gov.it)


I LEGUMI

Pubblicato da in IN CUCINA ·
Per molti, il mese di Gennaio porta con se il proposito di avvicinarsi di più all'alimentazione vegetale.

Ecco quindi un articolo dedicato ad uno degli alimenti più preziosi, per chi vuole fare questa scelta alimentare.

I legumi sono i semi commestibili delle piante appartenenti alla famiglia delle Leguminose, colture vegetali diffuse in tutto il mondo.
Tra i vegetali, i legumi rappresentano la più importante fonte di proteine (tra il 20 e il 40% sul legume secco), il doppio rispetto ai cereali e in certi casi, come per esempio nei ceci e nella soia, quasi pari a quelle degli alimenti di origine animale (contengono il 95% di proteine).

In passato, i legumi erano presenti in moltissime ricette regionali, soprattutto contadine: venivano definiti “la carne dei poveri” perché evidentemente costavano molto meno rispetto alla carne.

Oggi, grazie alle loro numerose proprietà nutritive, sono stati rivalutati e hanno un ruolo importante nella nostra alimentazione, oltre a rappresentare forse la parte fondamentale di quella vegana e vegetariana.

Le proteine animali, rispetto a quelle dei legumi, sono composte da un maggior numero di aminoacidi essenziali, componenti necessari per lo sviluppo del corpo umano. Per questa ragione, i legumi devono essere combinati in cucina con i cereali, soprattutto integrali, per garantire un apporto proteico completo.

I legumi infatti contengono quasi tutti gli aminoacidi che costituiscono le proteine, soprattutto la lisina, mentre non hanno cistina e metionina. Nei cereali invece è scarsa la lisina ma non mancano cistina e metionina, ecco che legumi e cereali insieme ben compensano la carne!

La soia è il legume per eccellenza, ha un contenuto proteico superiore agli altri ed è quindi l’unico che non necessita dell’abbinamento ai cereali.

La famiglia delle leguminose comprende diverse varietà di prodotti: ceci, fagioli, piselli, lenticchie, fave, ci sono anche altri legumi meno conosciuti, come i lupini, le cicerchie, le arachidi (ebbene si, sono delle leguminose, ma con una composizione un po’ diversa rispetto ai tradizionali legumi). Sono un’ottima fonte di carboidrati e hanno un alto potere saziante.

Oltre a carboidrati e proteine, contengono fibre, vitamine del gruppo B e H, sali minerali come ferro, calcio, zinco e magnesio, un’alta percentuale di antiossidanti.

SONO PREZIOSI PER TUTTI, MA IN ALCUNI CASI VANNO CONSUMATI CON MODERAZIONE

I piselli, per esempio, sono sconsigliati ai diabetici perché hanno un alto indice glicemico, soprattutto se abbinati al riso bianco, un altro alimento che tende ad alzare la glicemia.

La buccia dei legumi è poco digeribile e ha la tendenza a fermentare, perciò è sconsigliata a chi soffre di Colon Irritabile perchè può causare gonfiori e fastidi. Per ovviare al problema è bene lasciare i legumi in ammollo 12-15 ore e decorticarli oppure passarli in un mixer (non quello ad immersione perché incorpora aria).

É preferibile consumarli freschi quando di stagione, ma vanno bene anche secchi o surgelati perchè mantengono intatte le loro proprietà nutritive.

LA PORZIONE IDEALE

É di 100 g, se sono freschi, di 30 g se sono secchi. Anche i bambini possono mangiare i legumi a partire dall’ottavo/nono mese, cominciando però dalle lenticchie perché più digeribili e senza rischio di fermentazione intestinale. Il modo migliore di somministrarle è sotto forma di passato oppure, a seconda dell’età, con pasta corta.

I LEGUMI SONO UN ALIMENTO PREZIOSO

Sono in grado di legare il colesterolo cattivo e i trigliceridi, riducendone l’assorbimento. Questo grazie al loro elevato contenuto di fibre.

COME CUOCERLI

Innanzitutto è necessario metterli in ammollo. Possiamo evitare di farlo solo con le lenticchie piccole, i piselli e le fave spezzate. Con tutti gli altri legumi è invece importante farlo, perchè risultino più digeribili e meno irritanti per l’intestino.

Ecco i tempi di ammollo consigliati per ogni legume:

lenticchie grosse 2 ore
fave intere 12 ore
fagioli 12/24 ore
ceci 12/48 ore
soia 24 ore in frigorifero.

Trascorso questo tempo è necessario sciacquarli e cuocerli in una pentola abbastanza alta, coprendoli completamente con acqua per almeno il doppio dell'altezza. L’acqua deve essere fredda e devono cuocere a fiamma bassa, a pentola chiusa.

Durante la cottura è importante aggiungere erbe aromatiche digestive carminative, perchè favoriscono l’espulsione dei gas dallo stomaco e dall’intestino. Queste erbe sono il timo, la maggiorana, l’alloro, il rosmarino, il cumino o l’alga kombu, quest’ultima serve anche per rendere più rapida la cottura. Salare solo alla fine per evitare che la buccia indurisca.

TEMPI DI COTTURA

lenticchie 40 minuti
piselli 45 minuti
fave 1 ora
fagioli 1 ora e mezza
ceci 2 ore
soia 2 ore e mezza.


Se non avete mai introdotto i legumi nella vostra alimentazione, fatelo facendo abituare l’organismo poco a poco. Iniziate con piccole porzioni da assumere in maniera costante tutte le settimane: può infatti succedere che l’intestino richieda diverso tempo prima di abituarsi.

RICETTE

Si possono preparare un’infinità di ricette, una più gustosa dell’altra, ma in questo articolo vorrei concentrarmi sulle zuppe.

Come sapete mi piace condividere con voi qualche ricetta e in questo caso ne ho scelta una generica, per spiegarvi soprattutto il procedimento base da seguire.

Potete scegliere i legumi e i cereali che più vi piacciono!

Vi serviranno

500gr tra legumi misti e cereali
2 carote
2 coste di sedano
1 cipolle  
2 patate medie 2
200 gr di pomodori ramati
1 spicchio di aglio (facoltativo),
1 Lt di brodo vegetale
olio extravergine d'oliva qb,
1 rametto di rosmarino
1 rametto di timo
1 foglia di alloro
1 rametto di salvia

La sera prima mettete in ammollo i cereali, in acqua fredda. Il giorno seguente sciacquateli e scolateli per bene, poi preparate un trito con cipolla, aglio, sedano e carote. Mettete a soffriggere il trito con un po’ di olio, quindi aggiungete i cereali e i legumi, mescolate per un minuto e poi coprite con il brodo vegetale. Unite quindi anche i pomodori, precedentemente spellati e tagliati a cubetti. A questo punto unite il mazzetto di erbe aromatiche, che potrete fermare legandolo al manico della pentola per toglierlo facilmente. Portate lentamente a bollore la zuppa, poi coprite con il coperchio e fate cuocere lentamente per almeno un’ora. Se necessario, aggiungete altro brodo vegetale affinché la zuppa rimanga con la giusta quantità di liquido.

Mezz’ora prima della fine della cottura, aggiungete le patate sbucciate e tagliate a piccoli cubetti. Salate verso fine cottura e eliminate il mazzetto aromatico.



SEMPLICE VERO?


Successivo
Torna ai contenuti | Torna al menu