BLOG - UNA NUTRIZIONISTA PER AMICA

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ROMPERE LE ABITUDINI

Pubblicato da in BUONE ABITUDINI ·
Cambiare abitudini è una delle cose più complesse da realizzare.

Questo perchè il cervello umano ragiona col minor dispendio energetico possibile: se un'abitudine ormai consolidata funziona, dal suo punto di vista, difficilmente la lascerà andare. Farlo vorrebbe dire trovarne un'altra quindi consumare energia, anzi per il nostro cervello sarebbe come sprecarla: per lui vale il detto "squadra vincente non si cambia"!

Da qui la difficoltà che noi riscontriamo nel cambiare abitudini o addirittura nel cercare di smetterne qualcuna, come per esempio sfogare lo stress sul cibo.

Per riuscirci davvero è fondamentale dare al notro cervello più soluzioni ad un problema, diverse risposte ad una situazione, così che quando questa si presenta potrà scegliere come reagire e, col tempo, smettere tutte quelle azioni dannose al nostro benessere, fisico o emotivo.

Il punto di partenza dovrà essere proprio quell'abitudine che vogliamo cambiare, perchè ormai fà parte di noi e la mettiamo in atto senza pensarci. Dovremo decidere scientemente di abbinare a quel comportamento una nuova azione.

Come dice Luca Mazzucchelli nel suo libro Fattore 1%, se voglio smettere di prendere l'ascensore ed acquisire l'abitudine si salire e scendere con le scale, dovrò decidere di scenderle ogni volta che schiaccio il pulsante di chiamata dell'ascensore, gesto orami automatico per me. Una volta acquisita l'abitudine di scendere, potrò pensare di focalizzarmi sul quella di salire, associando sempre al gesto di chiamata dell'ascensore, l'azione di salire le scale.

ASSOCIARE UNA NUOVA ABITUDINE AD UNA GIA' CONSOLIDATA

Questo è il trucco! Se, per esempio, ogni volta che tornate a casa dal lavoro avete voglia di sgranocchiare patatine mentre preparate la cena, decidete coscientemente di associare a quel gesto una nuova azione, come potrebbe essere quella di ascoltare della musica, mentre cucinate.

Con buona probabilità infatti, la vostra non è solo fame, ma voglia di relax, dopo una lunga e stressante giornata di lavoro! La musica vi aiuterà a distrarvi e a non pensare neanche più alle patatine.

Diverso sarebbe se vi dicessi di mangiare altro: rischierei di cronicizzare il vostro bisogno di masticare! Anche se doveste scegliere del sedano, dei finocchi, dei rapanelli, la vostra "dipendenza da patatine" non si risolverebbe, anzi!

ATTENZIONE PERO' A CAMBIARE ASSOCIAZIONE!

Anche se ascoltare musica dovesse funzionare (e funzionerà, credetemi!), è importante che voi troviate altre azioni alternative allo stuzzicare, altrimenti la prima che metterete in atto e che funzionerà, diventerà la vostra nuova "fissa". Certo è meglio ascoltare musica che pasticciare, ma se doveste farlo ogni sera potreste rischiare che prima o poi il vostro cervello vi riporti sull'azione precedente, perchè il cibo ha una forte influenza su di noi!

IL NOSTRO CERVELLO SA COSA GLI SERVE

Per questo spesso ci porta a mangiare una cibo piuttosto che un altro! Avete presente quella voglia di cioccolato? Ecco, quella in realtà nasconde il bisogno di serotonina, perhcè il cioccolato è ricco di triptofano, il precursone dell'ormone della felicità (la serotonina) che a sua volta è precursore della melatonina, l'ormone che regola il ritmo circadiano e che favorisce il riposo notturno. Se avete voglia di cacao, significa che avete necessità di rilassarvi un po'!

Purtroppo però, come dicevo prima, il nostro cervello è piuttosto ripetitivo quando si tratta di azioni che gli procurano benessere. Questo significa che, ogni volta che vi troverete nella situazione emotiva di avere necessità del cioccolato oppure sarete là dove di solito lo mangiate, in preda allo stress, la vostra testa vi dirà che ne avete bisogno. Questo per semplice associazione di idee.

ECCO PERCHE' E' BENE OFFRIRGLI PIU' SOLUZIONI AD UN PROBLEMA

Ogni volta che tornerete a casa ed avrete voglia di mangiare qualche salatino, cercate di trovare nuove risposte a quella voglia. Una volta ascoltate della musica, un'altra volta chiamate vostra madre, un'altra ancora vi fate una bella doccia.

Offrite al vostro cervello risposte diverse, così da non creare un nuovo meccanismo morboso!





RICICLARE IN CUCINA

Pubblicato da in BUONE ABITUDINI ·
Abbiamo già parlato dello Zero Waste, la filosofia del vivere in modo meno consumistico, più rispettoso dell’ambiente, riducendo al minimo i rifiuti e cercando di riciclare il più possibile.
 
Questo si traduce nel riutilizzo e nel recupero di qualsiasi materiale di scarto, dandogli nuova vita e, in alcuni casi, una nuova destinazione d’uso.

Per esempio, gli scarti in cucina! Finiscono quasi sempre in pattumiera e invece potrebbero essere riutilizzati e trasformati in risorse molto preziose.

CUCINARE SENZA SPRECHI È POSSIBILE!

È sufficiente recuperare le abitudini dei nostri nonni, che non buttavano via nulla e per i quali le brattee dei carciofi, il pane raffermo, i noccioli di ciliegia e gli ossi della carne erano ingredienti, non scarti!
Tutte quelle parti che in genere eliminiamo, sono spesso più ricche dal punto di vista nutrizionale delle parti cosiddette “nobili”. Le bucce delle patate, per esempio, contengono calcio e vitamina C e il ferro degli spinaci è contenuto soprattutto nei gambi!

QUALCHE ESEMPIO…

I gambi delle verdure sono perfetti per i brodi e per fare un buon risotto agli asparagi. Potete preparare il brodo con la parte fibrosa dei loro gambi, in questo modo il risotto avrà un sapore ancora più intenso oppure usarli per fare delle gustose polpette da cuocere in forno o delle ottime vellutate.

Ecco qui una ricettina super facile…

Gli ingredienti sono: scarti delle verdure (gambi di finocchio, di cavolfiore, di broccoli ecc), 1 pezzo di patata, un pezzetto di zenzero (2 cm), acqua naturale, sale fino, pepe nero, origano, olio evo, il tutto qb. Facoltativi sono il riso integrale lessato e il curry.
Cuocete tutte le verdure in acqua o al vapore, insieme allo zenzero. Una volta pronte aggiungete sale, pepe e mettete tutto nel frullatore, unite i liquidi fino ad ottenere una consistenza morbida. Saltate in padella il riso già lessato, unire un po’ d’olio e il curry. Servite la vellutata con il riso e l’origano.

Gli scarti della centrifuga o dell’estrattore possono essere utilizzati per fare dei muffin o dei biscotti, quelli del pesce (lische e teste) per preparare ottimi fumetti per bagnare, per esempio, un risotto di mare.

E le foglie delle verdure?

Con quelle dei carciofi si preparano delle tisane, ottime per il fegato, quelle dure del finocchio sono ideali per delle buone centrifughe, quelle del sedano sono perfette per delle saporitissime frittelline. Sarà sufficiente tagliarle finemente, aggiungere una pastella e poi friggerle…una vera bontà!

Le foglie esterne dei porri invece danno un tocco in più alle polpette di carne o di verdure. Le foglie di ravanello, sbollentate e aggiunte in una frittata sono buonissime e leggermente piccanti.

E le bucce?

Con quelle delle patate si possono fare delle chips, quelle delle carote si possono sminuzzare e aggiungere all’impasto degli gnocchi, quelle dei cetrioli sono speciali nella preparazioni di cocktails o rinfrescanti smoothies.
Anche le bucce di pomodoro non si dovrebbero mai eliminare: sono una fonte preziosissima di vitamine e sali minerali. In cucina si possono ridurre in polvere e utilizzare per insaporire o anche decorare i piatti.  Per farlo, dovete disporle su una placca da forno e lasciarle seccare a 100°C per circa 2 ore, fino a quando non saranno completamente disidratate. Poi potrete romperle e ridurle in polvere.

Infine, i semi di melone: è un peccato eliminarli perché sono ricchi di zinco. Potete lavarli, asciugarli e sistemarli su una placca da forno e tostarlo fino a quando non diventano secchi: sono ottimi come spuntino spezza fame!

Insomma, le possibilità di riciclo in cucina sono davvero tante!



FINALMENTE MIA MADRE HA CAPITO!

Pubblicato da in DIETA ·
Oggi vi parlo ancora del ruolo della famiglia, nell’educazione alimentare dei figli.
Lo faccio però da un punto di vista un po’ diverso: quello di una figlia che senta il bisogno di rimettersi in forma, ma che non si sente capita.

Di questi tempi è facile che un genitore possa avere dei timori, di fronte ad una figlia che voglia “mettersi a dieta”, perché tra i mass media, i social e tutte le ragazze che soffrono di un disturbo del comportamento alimentare, la paura che quel desiderio possa sfociare in altro è umano.

Non ho figli, ma so bene cosa significa, perché leggo questi timori negli occhi delle mamme e dei papà delle mie pazienti. È lo stesso motivo per cui, quando ero adolescente, mia madre non ha mai voluto portarmi da un professionista per perdere quei chiletti che avevo preso, perché aveva paura che potessi viverlo come un problema, come lo aveva vissuto lei, da ragazza.

Dall’altra capisco anche vostra figlia, perché quando ero adolescente mi chiedevo perché mia madre non facesse come le altre: ero l’unica, tra le mie amiche, che non seguiva una dieta. Francamente non ne sentivo il bisogno, ma il fatto di essere l’unica, mi ha portato a chiedermi se davvero non ne avessi bisogno.

Tempo qualche mese però, mia madre mi fece seguire la stessa dieta che stava facendo lei, riaddattandola alle mie esigenze. A quel punto per me era la conferma che forse un po’ ne avevo bisogno e a quel punto ho apprezzato il fatto che mi avesse coinvolto, perché lo fece con sensibilità ed empatia, senza impormi di pesarmi, senza controllare ogni grammo e cercando di insegnarmi ciò che stava imparando.

Con gli anni, tornando indietro coi ricordi, mia madre mi spiegò che la sua era stata una scelta dettata dal desiderio di non farmi sentire “grassa”. Da ragazza aveva sofferto molto per le cattiverie subite a causa del suo peso e non voleva “etichettarmi” lei per prima o rischiare che lo facesse un professionista.

Così si era messa in gioco per prima, coinvolgendomi come volesse compagnia nel suo percorso, senza mai farmi sentire fuori posto.

Non tutte le mie pazienti hanno avuto questa fortuna: una mamma che ha capito un bisogno della figlia, ancora prima che lei potesse esserne consapevole e soffrirne.

Per questo ho studiato un percorso mirato alla Consapevolezza: perchè voi possiate guidare le vostre figlie, mettendovi in discussione per prime!




ZERO WASTE

Pubblicato da in BUONE ABITUDINI ·
Avete mai sentito parlare di Bea Johnson?

Vale la pena di fare la sua conoscenza: è una signora franco-americana, fondatrice del movimento Zero Waste, diventato negli anni una vera e propria filosofia di vita.

Nel 2006, mentre viveva a San Francisco, decise di trasferirsi in un piccolo appartamento insieme alla sua famiglia, in attesa di acquistare la sua casa ideale. Per motivi di spazio si rense conto di poter portare con se solo l’indispensabile: da quel momento maturò in lei la consapevolezza di cambiare stile di vita.

Sentì il bisogno di vivere una vita che avesse come obiettivo quello di generare il minor impatto ambientale possibile e comprese di poterlo fare attraverso la riduzione quasi totale di rifiuti e sprechi (waste, appunto).

Bea Johnson iniziò il cambiamento dentro le mura di casa sua e poi proseguì con una comunità virtuale, creando il suo blog. Ora gli zero waster sono aumentati e si riuniscono in un’enorme rete dove si scambiano consigli e opinioni. Sono molti i siti da cui prendere spunto e trovare informazioni utili per approcciarsi a questa filosofia.

La pioniera di questo movimento, ha ideato cinque concetti fondamentali che ben presto si sono diffusi in tutto il mondo, diventando le colonne portanti della filosofia Zero Rifiuti e sono conosciuti come le 5R.

Vediamoli insieme:

REFUSE (rifiutare), dire no ai prodotti monouso e a tutto ciò che verrà inevitabilmente gettato rapidamente nel bidone della spazzatura,

REDUCE (ridurre), fare acquisti necessari ed evitare tutto ciò di cui non abbiamo veramente bisogno,

REUSE (riutilizzo), usare prodotti che si possono riutilizzare,

RECYCLE (riciclo), dopo aver messo in pratica i primi tre punti, riciclare tutti gli scarti e i rifiuti,

ROT (compost), riciclare i prodotti organici attraverso la raccolta differenziata o utilizzare il compost per concimare il proprio giardino e le proprie piante.

Ogni giorno nel mondo vengono prodotte tonnellate di rifiuti e il loro smaltimento nelle discariche e negli inceneritori sta causando moltissimi problemi, piuttosto preoccupanti. Smaltire i rifiuti in discarica, ci mette difronte a due grossi problemi: l’impatto economico e quello ancor più grave dato dall’immissione di sostanze nocive nell’ambiente, che ha conseguenze disastrose sull’aria che respiriamo, sull’acqua e sul terreno.

Per vivere una vita eco-sostenibile, l’unica possibilità che abbiamo è quella di ridurre drasticamente i rifiuti o trasformarli in materie prime.

Fare tutto questo è possibile, certo sono necessari alcuni cambiamenti e qualche accortezza in più: vediamone qualcuna!

Sostituire la bottiglia di plastica con una di vetro o con una borraccia in acciaio,
• Evitare gli “usa e getta” come borse della spesa, cannucce, posate e bicchieri di plastica, fazzoletti di carta,  
• Evitare di usare i sacchetti di plastica per fare la spesa e preferire le borse di tessuto; di acquistare le confezioni di plastica, scegliendo i prodotti sfusi,
• Acquistare spazzolini da denti con le testine intercambiabili, così si sostituiranno solo quelle, oppure procurarsi gli spazzolini compostabili in bamboo,
• Prima di gettare quello che si rompe, cercare di ripararlo,
• Conservare e congelare nei contenitori rigidi o nei sacchetti di plastica riutilizzabili,
• Evitare di usare macchinette del caffè che funzioni a capsule, recuperando invece la tradizione della moka,
• Autoprodurre i prodotti per la pulizia della casa - molti siti su internet che spiegano come fare – oppure acquistare prodotti alla spina per riutilizzare sempre lo stesso flacone,
• Quando è possibile chiedere scontrini e fatture digitali, stampare i fogli da entrambi i lati per usarne meno, riciclare la carta e ricordarsi che gli scontrini vanno buttati nell’indifferenziata non nella carta,
• Prediligere prodotti per la persona e cosmetici ecosostenibili.

Anche alcuni comuni italiani hanno aderito a questa filosofia Zero Waste. Il primo è stato un piccolo centro in provincia di Lucca, Capannori, che nel 2007 ha ricevuto il premio Nobel per l’ambiente. In seguito altri comuni hanno seguito il suo esempio, attualmente sono 309 per un totale di 6,863.468 abitanti.

Cosa aspettate ad unirvi anche voi?



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