Menu Chiudi

La Sindrome del Colon Irritabile

colon_irritabile

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS dall’acronimo inglese Irritable Bowel Syndrome) è un disturbo intestinale funzionale* e una delle malattie gastrointestinali più comunemente diagnosticate.

La sua prevalenza stimata nella popolazione è del 10% –20%, sebbene possano esistere notevoli variazioni in base alla distribuzione geografica. È quasi due volte più comune nelle donne rispetto agli uomini. [9]

Il dolore viscerale è un segno distintivo

Il dolore è sicuramente una condizione sempre presente in tutti i soggetti e può insorgere in qualsiasi parte dell’addome, ma più comunemente si manifesta al fianco sinistro. Talvolta c’è dolore al torace, nella regione lombare o nelle natiche; peggiora con l’assunzione di cibo ed è raro nelle ore notturne. Possono manifestarsi problemi di stipsi con distensione addominale oppure di episodi (a volte violenti) di diarrea. Alcune persone lamentano anche una cattiva digestione e un senso di pienezza dello stomaco dopo i pasti. [1][2][9]

La diagnosi avviene per esclusione

Una volta escluse le neoplasie e le malattie infiammatorie intestinali, si tiene conto della sindrome dell’intestino irritabile (IBS) o dei cosiddetti disturbi “IBS-like” (simili all’IBS). Data la mancanza di specificità dei sintomi, infatti, l’IBS è spesso confusa o si sovrappone ad altri disturbi simili. I più comuni disturbi simili all’IBS possono essere: celiachia, sensibilità al glutine non celiaca, lattosio intolleranza, proliferazione batterica intestinale tenue (SIBO), mucosite allergica da contatto con nichel.

La patogenesi eterogenea dell’IBS sembra implicare alterazioni della motilità intestinale, della sensazione viscerale, delle interazioni cervello-intestino, del microbioma, del metabolismo degli acidi biliari e della permeabilità intestinale. Inoltre, un’attivazione immunitaria è probabilmente coinvolta generando infiammazione di basso grado. [3]

È difficile consigliare una cura

Al momento non esistono trattamenti specifici efficaci per trattare la malattia. Il trattamento dell’IBS, pertanto, punta a gestire il sintomo predominante lamentato dal paziente e mira alla fisiopatologia, come il transito accelerato o l’ipersensibilità viscerale. [1][9]

La sindrome dell’intestino irritabile è stata associata ad un’elevata prevalenza di disturbi psicologici. I pazienti affetti dal problema sono sovente ansiosi e manifestano tensione o aggressività e depressione. I sintomi possono essere attenuati agendo anche sulla diminuzione dello stress o limitando gli eccessi reattivi psicologici alle situazioni di tensione emotiva. Il medico può indicare antispastici, sedativi e antidepressivi nei casi determinati da grande ansia e con molto dolore. Non è chiaro se l’IBS e ciascuno dei suoi sottotipi (diarrea predominante IBS-D, costipazione IBS-C, IBS-M misto) siano associati a livelli più elevati di ansia e sintomi depressivi. [1][4][9]

Seguire una buona regola alimentare

Con pasti regolari e moderati, evitare gli alcolici e i cibi troppo speziati aiuta a migliorare il problema. Per combattere la stipsi è opportuno non abusare di lassativi irritanti, ma ricorrere all’aiuto di una dieta idonea, integrata da una buona attività fisica. [1]

Negli ultimi anni, i FODMAP sono stati sempre più riconosciuti come possibili fattori scatenanti di sintomi compatibili con una diagnosi di IBS, e una dieta a basso contenuto di FODMAP è stata persino suggerita come strategia per migliorare i sintomi nei pazienti con IBS.

I FODMAP , oligosaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi e polioli

Sono carboidrati a catena corta scarsamente assorbiti e composti da piccole molecole osmoticamente attive che possono portare ad un accumulo eccessivo di liquidi e gas, con conseguente gonfiore, dolore addominale e distensione. I FODMAP sono presenti in molti alimenti contenenti lattosio, fruttani, galatto-oligosaccaridi e polioli (sorbitolo, mannitolo, xilitolo e maltitolo). I FODMAP sono scarsamente assorbiti nel lume intestinale; la velocità con cui fermentano è determinata dalla lunghezza della catena del carboidrato.

Sebbene con campioni di piccole dimensioni, diversi studi hanno riportato un buon controllo dei sintomi di IBS dopo una dieta a basso contenuto di FODMAP (LFD -Low FODMAP Diet), con un miglioramento dei sintomi gastrointestinali complessivi. [1][7]

E’ stato dimostrato che i FODMAP condividono caratteristiche cliniche, ad esempio, con intolleranza al lattosio e allergia al Nichel. In particolare, molti alimenti ricchi in FODMAP sono anche ricchi di lattosio. Data l’elevata prevalenza di intolleranza al lattosio, non sorprende che una dieta povera di FODMAP possa ridurre o addirittura risolvere i sintomi gastrointestinali ed extra-intestinali. La stessa cosa può valere per gli alimenti ricchi di Nichel, molto numerosi nella famiglia dei FODMAP, come pere, cavoli, aglio, cipolla e legumi. [2]

Accanto ai vantaggi della dieta a basso contenuto di FODMAP, bisogna però considerare che una restrizione intensiva dei FODMAP potrebbe potenzialmente avere conseguenze negative a lungo termine, sia dal punto di vista nutrizionale, sia per il possibile impatto sulla composizione del microbiota intestinale. Rimangono da indagare a fondo gli effetti a breve e lungo termine di una dieta LFD.

Pertanto, dovrebbero essere evitate restrizioni eccessive, come evitare gruppi alimentari completi [7]. L’implementazione della LFD richiede la formazione di un professionista qualificato della nutrizione. Laddove l’LFD potrebbe non essere appropriata o possibile, si possono prendere in considerazione altre strategie dietetiche. L’evidenza suggerisce che anche la semplice riduzione degli stimolanti intestinali (caffeina, alcol e cibi piccanti) e la modulazione delle dimensioni e della frequenza dei pasti possono essere efficaci. Le linee guida NICE** includono raccomandazioni come la riduzione di polioli, cipolle, cavoli e fagioli e la limitazione di frutta a tre porzioni al giorno. Nonostante siano considerati consigli dietetici generalizzati, questi alimenti contengono FODMAP, motivo per cui una riduzione dei sintomi può essere concomitante se si segue questo consiglio.

Eventualmente anche l’identificazione dei FODMAP più offensivi in ​​pazienti specifici potrebbe mitigare le restrizioni dietetiche. [1][8]

In letteratura

Sono presenti anche studi che mettono in relazione ipnoterapia e IBS [6]: gli autori sottolineano che i meccanismi con cui l’ipnoterapia diretta sull’intestino eserciti un effetto sull’intestino, non sono completamente compresi ma suggeriscono che il controllo e la normalizzazione della funzione gastrointestinale possono essere fatti alla mente subconscia. Prendendo in considerazione questi studi, vengono auspicate esplorazioni combinando interventi dietetici ed altri interventi non dietetici.

Sicuramente vale la pensa riflettere sul fatto che l’attuale assunzione alimentare e il pattern dei sintomi di un particolare individuo, in combinazione con lo stato psicosociale relativo a depressione, ansia e stress dovrebbero essere presi in considerazione per stilare un piano di gestione del paziente.

*I disturbi funzionali, per definizione, sono quelli che non riconoscono un danno organico documentabile come loro causa. È perciò difficile darne una spiegazione scientifica. Gli esami di fisiopatologia utilizzati non sempre rilevano anomalìe. (da: MALATTIA FUNZIONALE GASTROENTEROLOGICA, DIAGNOSI, CURA, TERAPIA, SINTOMATOLOGIA (iannetti.it))

** NICE=Istituto Nazionale per la Salute e l’Eccellenza nella Cura) è un organismo non dipartimentale che fa capo al Ministero della Salute nel Regno Unito (da Wikipedia)

Bibliografia

BIBLIOGRAFIA

1-Borghini F. et al 87 Gastroenterol Hepatol Bed Bench 2017;10(2):79-89

2-Camilleri M. Management Options for Irritable Bowel Syndrome. Mayo Clin Proc2018 Dec;93(12):1858-1872.doi: 10.1016/j.mayocp.2018.04.032.PMID: 30522596 PMCID: PMC6314474 DOI: 10.1016/j.mayocp.2018.04.032

3- De Giorgio R, Volta U, Gibson PR. Sensitivity to wheat, gluten and FODMAPs in IBS: facts or fiction? Gut 2016; 65: 169-78

4- Fond, G., Loundou, A., Hamdani, N. et al. Anxiety and depression comorbidities in irritable bowel syndrome (IBS): a systematic review and meta-analysis. Eur Arch Psychiatry Clin Neurosci 264, 651–660 (2014). https://doi.org/10.1007/s00406-014-0502-z

5- Manning LP et al. Terapy of IBS: Is a Low FODMAP Diet the Answer? PMID: 33110411 PMCID: PMC7488954 DOI: 10.3389/fpsyt.2020.00865

6- Peters SL, Yao CK, Philpott H, Yelland GW, Muir JG, Gibson PR. Randomised clinical trial: the efficacy of gut-directed hypnotherapy is similar to that of the low FODMAP diet for the treatment of irritable bowel syndrome. Alimen Pharmacol Ther (2016) 44(5):447–59. 10.1111/apt.13706

7- Staudacher HM, Lomer MC, Anderson JL, Barrett JS, Muir JG, Irving PM, et al. Fermentable carbohydrate restriction reduces luminal bifidobacteria and gastrointestinal symptoms in patients with irritable bowel syndrome. J Nutr (2012) 142(8):1510–8. 10.3945/jn.112.159285

8- Whelan K, Martin LD, Staudacher HM, Lomer MC. The low FODMAP diet in the management of irritable bowel syndrome: an evidence-based review of FODMAP restriction, reintroduction and personalisation in clinical practice. J Hum Nutr Dietetics (2018) 31(2):239–55. 10.1111/jhn.12530

9-C_17_pubblicazioni_2556_allegato.pdf (salute.gov.it)