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I cachi

L’albero del caco è di origine asiatica, molto probabilmente proviene dalla Cina ma lo si trova ovunque anche in Giappone dove viene coltivato fin dall’antichità. Appartiene alla famiglia delle Ebenacee e il suo nome botanico è Diospyros kaki.

Questa pianta è stata importata in Europa intorno alla metà dell’Ottocento e poi diffusa in Italia precisamente in Campania dove si diede vita ad una nuova tipologia di cultivar, la Vaniglia della Campania. Questa varietà e la Loto di Romagna sono le più diffuse nel nostro Paese, la prima è più soda dalla polpa più bruna e la seconda più morbida, quasi gelatinosa.

Poi vi è la tipologia dei cachi mela, la cui buccia è più sottile, il colore più chiaro e la polpa molto compatta e quasi croccante simile alla mela. Si chiamano in questo modo ma non sono il risultato di incroci con il melo.

I cachi mela stanno avendo sempre più successo perché, grazie alla loro particolare consistenza e a un contenuto di zuccheri più basso rispetto alla versione classica, possono essere impiegati in cucina anche in preparazioni salate.

Dopo la raccolta o dopo l’acquisto, se non sono completamente maturi, vanno sottoposti alla cosiddetta fase di “ammezzimento” cioè alla maturazione in cassetta. I cachi infatti, tranne i cachi mela, sono frutti climaterici, riescono cioè a maturare rapidamente e a portare avanti il processo di maturazione anche dopo il distacco dall’albero.

In questo caso, i frutti vanno posti in cassette di legno o in ceste di vimini alternandoli alle mele in modo che l’etilene sprigionato da queste ultime venga assorbito dai cachi facendo si che i tannini vengano trasformati in zuccheri e, quindi, la polpa diventi più morbida e piacevolmente dolce. Invece il caco mela che è povero di tannini è consumabile appena raccolto.

L’autunno è una bellissima stagione ma è anche una stagione di passaggio responsabile spesso di affaticamento e di stress psicofisico e il caco, grazie ai suoi interessanti valori nutrizionali e alle sue proprietà connesse, è un ottimo alimento che ci permette di affrontarla al meglio.

I cachi sono frutti molto energetici per la cospicua quantità di zuccheri contenuti, raccomandati in caso di inappetenza, stress psicofisico e sport ma sconsigliati per chi soffre di diabete o di obesità.

Chi non ha grossi problemi, per limitare l’impatto dei cachi sulla glicemia, è sufficiente che li consumi in abbinamento ad una fonte proteica e/o grassa come ad esempio lo yogurt o la frutta secca, limitando il consumo di un frutto medio a giorni alterni ed evitare di mangiarlo la sera poiché durante la notte gli zuccheri in eccesso e quindi non utilizzati vengono convertiti in grassi.

Per farvi un’idea, ecco la tabella nutrizionale riferita a 100 grami di prodotto:

65 kcal

Proteine 0,6 g

Lipidi 0,3 g

Carboidrati 16 g

Zuccheri 16 g

Fibra 2,5 g

Il caco contiene inoltre un’elevata quantità di sali minerali, soprattutto potassio, calcio, fosforo e vitamine A, C e B. Essendo ricco di vitamine e betacarotene, apporta al nostro organismo anche un buon quantitativo di antiossidanti in grado di svolgere un’azione preventiva nei confronti dei tumori.

Rafforza il sistema immunitario grazie alla vitamina C, è quindi un ottimo alleato per contrastare i malanni tipici di questa stagione.

Previene le malattie cardiovascolari e svolge un’azione davvero importante, quella di favorire anche l’assorbimento del ferro.

E’ un ottimo lassativo naturale, grazie ai tannini e alle fibre contenute, agisce direttamente sul fegato e sull’intestino ma è fondamentale mangiarlo ben maturo.

E’ anche diuretico grazie al contenuto di potassio ma per questa funzione invece va mangiato a colazione e acerbo.

Per riassumere, i cachi hanno tante proprietà benefiche ma come abbiamo detto, è un frutto molto zuccherino quindi da personalizzare in base al proprio fabbisogno energetico e stato di salute.

Sapete che ci sono tante curiosità legate a questo frutto?

Una di queste riguarda i semi contenuti all’interno benché non sia sempre facili trovarli. Se ne trovate uno, tagliatelo a metà e osservatelo bene, ci troverete delle mini posate.

Si, proprio così, una forchetta, un coltello o un cucchiaio.

E’ una tradizione contadina secondo la quale la presenza del tipo di posata permetteva di prevedere l’andamento dell’inverno.

Coltello significa freddo pungente, forchetta inverno mite e cucchiaio tanta neve da spalare.

Naturalmente queste previsioni popolari non sono certo basate su qualcosa di scientifico ma ricordano un’antica tradizione delle campagne.

Tutto ciò ha un non so che di magico ma in realtà queste forme non sono altro che germogli che variano il loro aspetto a seconda dello stato di preparazione in cui si trovano prima di uscire e dar vita alle prime foglie della pianta.

Può essere comunque un gioco divertente da fare con i più piccoli e magari convincerli a mangiarli.

In cucina si possono preparare tante ricette, dolci e salate, non perdete quindi il prossimo articolo dove troverete un Recipe time davvero interessante !!!