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La stevia

Continuiamo a parlare di dolcificanti occupandoci della stevia.

Cos’é?

Diciamo subito che è completamente naturale, perché deriva da una pianta perenne, la Stevia Rebaudana, nativa del Sud America.

Da sempre è usata, dalle popolazioni indigene, per scopi medicali e come dolcificante. I componenti che le conferiscono questa caratteristica sono lo Stevioside e il Rebaudioside A: grazie a loro la stevia ha un potere dolcificante superiore di 150-300 volte rispetto allo zucchero da tavola.

Effetti della stevia

La stevia non rappresenta una fonte nutritiva per i batteri della bocca, perché non contiene forme di zucchero, pertanto possiamo affermare con sicurezza che è acariogena.

Alcuni studi hanno dimostrato gli effetti positivi della stevia, anche nei pazienti affetti da Diabete di tipo 2, nei quali sembra non aumentare la glicemia.

Attenzione però che queste considerazioni si riferiscono alla sola stevia: molta di quella in commercio è associata ad altri edulcoranti perché, per legge, può contenere un 3% di altro dolcificante.

Inoltre, come già spiegato in precedenza e sul mio profilo Instagram, i dolcificanti possono causare un aumento della glicemia e dell’insulina per “effetto paradosso”. Pertanto, l’eventuale presenza di altro dolcificante e l’elevato potere dolcificante della stevia, potrebbero comunque alterarne gli effetti glicemici. Tutto dipende da come reagisce il nostro corpo ed essendo tutti diversi, mi asterrei dal generalizzare.

La stevia sembra essere in grado di ridurre la pressione arteriosa, sistoloca e diastolica. Il responsabile sembra essere lo Stevioside ed una sua azione di blocco dei canali del calcio presenti nelle membrane cellulari, stesso meccanismo utilizzato dai Calcio Antagonisti, una specifica classe di farmaci per la cura dell’ipertensione. Sono però necessarie ulteriori conferme a sostegno di questa ipotesi.

Diciamo che i dati attuale sono comunque incoraggianti, tanto che è stata dichiarata un prodotto sicuro.

In laboratorio, la stevia ha dimostrato di ridurre anche i livelli di colesterolo cattivo (LDL), ma sono ancora necessarie verifiche sull’uomo.

Cosa dice l’EFSA

L’autorità europea per la sicurezza alimentare, attraverso una serie di studi, ha verificato che la stevia non è genotossica, né cancerogena e che non è collegata né a effetti avversi sul sistema riproduttivo umano né nei bambini, in fase di crescita.

Ha così calcolato una dose giornaliera accettabile (DGA), perché si possa garantire questa sicurezza di utilizzo: a 4 mg per kg di peso corporeo, al giorno.

Diverse forme disponibili

La stevia è disponibile :

– in foglie essiccate
– in forma liquida
– in polvere
– in compresse.

Può essere utilizzata sia in prodotti freddi, che non richiedano cottura, sia in prodotti da forno, perché le temperature elevate non ne alterano la composizione.

Quindi potete sbizzarrirvi con bevande calde e fredde, budini, marmellate, biscotti, torte.

Attenzione solo alla quantità: avendo un potere dolcificante superiore a quello del saccarosio, lo zucchero da tavola, dovrà essere usata in minor quantità rispetto ai grammi indicati sulla ricetta che volete modificare.

Pertanto la consistenza del preparato cambierà e potrebbe essere necessario modificare anche le grammature degli altri ingredienti.

Quale acquistare

Proprio per il discorso fatto in precedenza, sull’effetto paradosso e sull’eventualità che il prodotto contenga altri edulcoranti, vi consiglio la polvere di stevia scura di Erbavoglio oppure lo Sweeto, un prodotto privo di retrogusto di liquirizia grazie al mix di Eritritolo e Rebaudioside A (il primo ha dimostrato di non indurre effetto paradosso, il secondo rafforza il potere dolce del primo).

Infine, ricordatevi che una corretta alimentazione varia e bilanciata è fondamentale, anche quando scegliamo di usare prodotti di questo tipo: il loro consumo non ci mette al riparo da eventuali danni alla salute.

Ne è un esempio il famoso “effetto paradosso”!

[Consiglio vivamente, a chi è affetto da Diabete di tipo 2, di verificare gli effetti sulla propria glicemia, così da sincerarsi di non subire appunto questo “effetto paradosso”.]